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Postby Bernard » 2016-09-21, 21:40

L'apostrofo serve come sai ad indicare l'elisione, ma "non obbedisce a regole fisse. Si potrà, ad esempio, scrivere ugualmente bene questa estate e quest'estate. Soltanto la pratica e l'orecchio potranno indicare via via quando l'apostrofo sia da mettere e quando sia da evitare. ... L'elisione è obbligatoria con gli articoli lo, la, una ... e così pure con le preposizioni articolate dello, della; allo, alla, dallo ..."* ecc. ecc.
_______________________________________________________________________________________
*Cf. M. Regula, J. Jernej: Grammatica italiana descrittiva su basi storiche e psicologiche, 2a ed. Berna 1975, p.32.

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Postby Massimiliano B » 2016-09-23, 23:13

Lo, la, mi, ti, ci, vi, ne, nel parlato possono sempre essere pronunciati senza la vocale finale (addirittura, in alcune regioni anche "li" e "le" si pronunciano l'), con ogni tempo verbale:

mi hanno detto...- m'hanno detto
ti ho visto - t'ho visto
ti amo - t'amo
ci hanno invitato - c'hanno invitato
vi abbiamo chiamato - v'abbiamo chiamato
vi ascolto - v'ascolto
ne ho comprato uno...- n'ho comprato uno
ecc..

Nella lingua scritta, di solito si scrivono per intero. Normalmente, solo lo e la si possono scrivere con l'apostrofo, quando il verbo è al passato prossimo. Niente vieta, però, di scrivere tutti gli altri con l'apostrofo - sempreché la parola successiva inizi con vocale, ovviamente.

Un caso a parte è il pronome "gli": nella pronuncia si sente sempre la i, perciò deve essere sempre scritto "gli". La forma gl' si usava nella poesia.

Può darsi però che mi sfugga qualche altra particolarità dell'uso di tali pronomi...
Dette er nemlig Formelen, som beskriver Selvets Tilstand, naar Fortvivlelsen ganske er udryddet: i at forholde sig til sig selv, og i at ville være sig selv grunder Selvet gjennemsigtigt i den Magt, som satte det. (This is namely the formula, that describes the condition of the self, when despair is completely eradicated: by relating itself to itself, and by willing to be itself, the self is grounded transparently in the power which constituted it) (Søren Kierkegaard, The sickness unto death)

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Postby hashi » 2016-09-25, 19:29

Grazie, Massimiliano! Questo è esattamente quello che volevo sapere :)

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Postby Massimiliano B » 2016-09-25, 20:59

Prego, hashi!
Dette er nemlig Formelen, som beskriver Selvets Tilstand, naar Fortvivlelsen ganske er udryddet: i at forholde sig til sig selv, og i at ville være sig selv grunder Selvet gjennemsigtigt i den Magt, som satte det. (This is namely the formula, that describes the condition of the self, when despair is completely eradicated: by relating itself to itself, and by willing to be itself, the self is grounded transparently in the power which constituted it) (Søren Kierkegaard, The sickness unto death)

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Postby OldBoring » 2016-09-27, 7:03

Massimiliano B wrote:ci hanno invitato - c'hanno invitato

Però questa grafia è sconsigliata (anzi, tecnicamente sbagliata), perché la lettera c, perdendo la i, diventerebbe un suono duro /k/ davanti alla vocale a.
Infatti potrebbe essere interpretato come "che hanno invitato" > "c'hanno /kanno/ invitato".
Mentre nulla vieta di scrivere "ci hanno" e pronunciare cianno cioè /t͡ʃanno/.

Ma nell'uso quotidiano, è più comune elidere ci per rappresentare il linguaggio colloquiale piuttosto che il che, infatti moltissime persone scrivono c'ho, c'hai, etc.

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Postby Massimiliano B » 2016-09-27, 19:00

Normalmente il contesto fa capire se si tratta di "ci" o di "che". Se scrivo "la lettera che c'hanno invitato..." nessuno si chiederebbe se quel c' sta per "ci" o per "che". È ovvio che si tratti di "ci". Inoltre, se apostrofassi "che", dovrei mantenere la h: "la lettera ch'hanno scritto". Quest'uso, però, è rarissimo - almeno nella lingua scritta.
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Postby OldBoring » 2016-09-28, 4:36


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Postby Massimiliano B » 2016-09-28, 8:24

Sì, certo. Infatti avevo scritto che nella lingua scritta di solito di apostrofano solo i pronomi "lo" e la" - oltre all'articolo " una".
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Postby Eioaioai » 2016-10-04, 13:49

Me anche il ci ed il ne quando vanno con il verbo essere, vero? Sono sempre scritti con l'apostrofo. C'era una volta... e non ce n'è mi sembrano abbastanza diffusi. Ammetto di non aver letto tanta letteratura italiana ma ci era e ce ne è non li ho mai visti.

Giuro che una volta ho visto uno scrivere "c'è ne erano"... O.o
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Postby Núria Harket » 2016-10-15, 15:40

I hope you find this helpful
"s" vs. "ss"

https://www.youtube.com/watch?v=8Y6EIgQmWiw&feature=youtu.be

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Postby Massimiliano B » 2016-10-16, 12:55

Things are more complicated than the way shown in this video. The letter s is pronounced the way that video shows only in Northern Italy (the woman and the boy are from Northern Italy). In Central and Southern Italy, things are different. In Southern Italy every s is pronounced [s], except when it precedes a voiced consonant (b,d,g,l,m,n,r,v). In Tuscany, intervocalic s is pronounced sometimes [z], as in 'caso' [ka:zo] - like the english s in 'deserve' - sometimes [s], as in 'casa' [ka:sa] - like the s in 'assignment'. The difference between s and ss is that the double s is held longer: "casa" is pronounced [ka:sa], while "cassa" is [kas:a]. Note that the vowel in open syllable is longer than in closed syllables.
In the last decades, the intervocalic s, in the so-called "doppiaggese" (the artificial language used in dubbed movies) is pronounced [z] as in Northern Italy, but outside dubbed movies, everyone follows the pronunciation of their region.
The classical Italian pronunciation of intervocalic s is, however, the pronunciation you can find in Tuscany.
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Postby Bernard » 2016-11-29, 14:50

Ciao a tutti!

Nel foro delle traduzioni ho letto la frase inglese Learning is a treasure that will follow its owner everywhere.
I tedeschi hanno scritto Lernen ist ein Schatz, der seinem Besitzer überallhin folgt e gli italiani Imparare è un tesoro che seguirà il suo proprietario ovunque. Non mi piacciono le traduzioni della parola learning.

Ecco il mio argomento:
Penso che gli infinitivi sostantivati lernen e imparare significhino nient’altro che un’azione. Non capisco io come un’azione possa essere un tesoro, ma si può dire che il risultato di quest‘azione, cioè il livello delle cognizioni, la dottrina, lo stato intellettuale, è un tesoro che seguirà ecc.

Per questo motivo ho scelto la traduzione latina Doctrina thesaurus est qui te quovis sequetur.

Voi cosa ne pensate?

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Postby IpseDixit » 2016-11-30, 10:54

Bernard wrote:Voi cosa ne pensate?


È una traduzione che ho fatto avendo alcune riserve, ma in quel momento non riuscivo proprio a trovare un'alternativa migliore. Con l'infinito imparare intendevo non tanto l'azione di per sé ma piuttosto la capacità di fare quell'azione. Comunque, riflettendoci, mi hai dato uno spunto per trovare una traduzione migliore, ovverosia learning lo si potrebbe tradurre con "il saper imparare".

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Postby Bernard » 2016-11-30, 11:07

IpseDixit wrote:... "il saper imparare".
Perbacco, IpseDixit! Hai trovato la pietra filosofale. :D

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Postby IpseDixit » 2016-11-30, 11:08

Bernard wrote:
IpseDixit wrote:... "il saper imparare".
Perbacco, IpseDixit! Hai trovato la pietra filosofale. :D


Merito tuo! :)

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Postby OldBoring » 2016-12-26, 15:29

Impara l'arte, mettila da parte. :wink:

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Postby Leopejo » 2017-02-03, 12:24

OldBoring wrote:Impara l'arte, mettila da parte. :wink:

... Né di Venere né di Marte non si sposa né si parte

(no, non la conoscevo. Ho cercato "proverbi con Marte" per far rima)
(anche se in effetti mi rendo conto solo ora che la rima con il tuo proverbio sarebbe parte/parte. facepalm)

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Postby Car » 2017-04-10, 9:13

Ciao a tutti!

I'm currently catching up on Futurelearn's Italian courses and one of their exercises contains this sentence: "A che ora arriva a Salerno il treno?" Is that the normal word order or does it stress something?

Grazie!
Please correct my mistakes!

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Postby IpseDixit » 2017-04-14, 11:11

Car wrote:Ciao a tutti!

I'm currently catching up on Futurelearn's Italian courses and one of their exercises contains this sentence: "A che ora arriva a Salerno il treno?" Is that the normal word order or does it stress something?

Grazie!


No, I wouldn't say it stresses anything in particular, and yes, it's one of the most common word order in this case, but of course there are many other that are also acceptable.


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